Cap. 3 | Ikebana

Postato da Arnold Gerbi il

 

L'equilibrio e l'armonia sono concetti chiave nella nostra filosofia.

In questo articolo scopriremo l'ikebana, arte di composizione floreale orientale,  strettamente collegata al mindfulness e per questo inserita nel nostro breviario dedicato al benessere.

Attraverso un workshop con la scuola Ohara di Giovanni Marziali, abbiamo scoperto gli aspetti più significativi di quest'arte e come poterla utilizzare nella nostra quotidianità come hobby rilassante, uno spazio creativo e lento, a contatto con la natura nella sua miglior espressione.

Cos'è l'ikebana 

L’ikebana è una pratica per imparare a comporre fiori, rami e foglie secondo uno stile e un gusto essenziale che si rifà all’estetica giapponese.

La prima parte della parola Ike (Ikeru) ha svariati significati come Vita, Nascita, Vivere, Venire alla luce, Crescere, Germogliare, Spuntare. 

La seconda parte Bana (Hana) indica un cambiamento, una trasformazione in natura… e cosa si trasforma con più facilità se non il fiore? Quindi Ikebana lo possiamo tradurre in Fiori viventi, portare il fiore alla vita, dar vita ai fiori, natura che rinasce. 

 

 

Storia Ikebana

L’ikebana ha origini perse nei secoli, si pensa possa essere nata come offerta di fiori alle statue di Buddha, in seguito stilizzata nel periodo Muromachi (1336-1573) in forme via via sempre più complesse e ricche di significati.

Nel corso degli ultimi 4 secoli si sono aperte molte scuole in Giappone, ognuna con uno stile proprio. In Italia le scuole più diffuse sono Ohara, la Ikenobo e la Sogetsu.

 

 

Stili e creazioni

Lo stile proposto si rifà agli insegnamenti dei Maestri della Scuola Ohara, nata a fine ‘800 come momento di rinnovamento e apertura verso l’estetica occidentale che si stava diffondendo in Giappone.

Lo stile Ohara ha una pluralità di significati, ma principalmente una connotazione stagionale, una presentazione estetica di armonia con il vaso, pensata in una collocazione nello spazio.

Si raggiunge un livello di equilibrio quando ci si libera dal dualismo bello/brutto. L’estetica giapponese oscilla infatti in vari ambiti tra propensioni estreme, si compiace di giustapporre i contrari, dalle più ardite raffinatezze al gusto delle materie grezze e alle soluzioni rustiche. 

Un gusto che si rifà ai maestri del tè nel XVI secolo che cercavano in Corea e Cina attrezzi umili e grezzi. Ai loro occhi il fatto di essere stati prodotti senza pretese estetiche conferiva un valore maggiore, “l’arte dell’imperfetto”. 

Ma questa ricerca non deve diventare uno stile, ma solo un modo per liberarsi da una condizione, in cui l’opposizione del bello e del brutto non ha più senso. 

 

 

Significato dei fiori

Il fiore in Ikebana ha un significato legato alla stagione, di solito si utilizzano fiori che preannunciano il mese che sta arrivando, come il pruno a febbraio, il ciliegio a marzo, la peonia ad aprile, l’acero in autunno e la nandina a dicembre.

I toni e i colori dei fiori di solito non si mischiano o non si toccano, ma rimangono distinti, come nella pittura giapponese classica. 

Vengono preferiti i boccioli rispetto al fiore aperto perché si può ammirare in casa l’apertura dei fiori, e i fiori che anticipano la stagione, perché sottolineano il benvenuto alla nuova stagione che avanza.

Ma Ikebana non è solo fiori! Si utilizzano anche rami, erbe secche, radici e tronchi, tutta la natura può essere accolta in un vaso.

 

 

Mindfulness Ikebana

Ikebana non è solo comporre fiori, ma è una pratica che ci offre l’occasione di una pulizia mentale, una Via che ci porta ad una consapevolezza del sé.

È un’arte che ci viene tramandata da generazioni, riusciamo così a capire che non è necessario cancellare il passato per creare nel presente. Fare Ikebana vuol dire mantenere l’equilibrio tra tradizione e cambiamento. 

Durante la lezione si è spinti a creare qualcosa di personale e al contempo a mantenere le regole della tradizione, legate al pensiero filosofico giapponese, all’estetica del vuoto, alla non simmetria e alla ricerca della spontaneità.

 

Perché praticare Ikebana

Molteplici sono le ragioni per cui ci si appassiona a questa forma d’arte, è un momento che ci si concede per stare bene con sé stessi, una pratica elegante che ci dà anche l’occasione per toccare con mano la Natura, aprire gli occhi sul mondo che ci circonda conoscendo fiori e le piante.

Quando si fa Ikebana è importante rimanere attaccati all’intuizione originale, all’esperienza più che alla teoria. Come tante arti che hanno a che fare con un dialogo che avviene nella pratica, nel rapporto tra Maestro e Allievo, sia durante la spiegazione ma ancor più nella correzione, non è ricorrendo al discorso ben costruito che si capisce il «dato reale». Ogni discorso è irrimediabilmente inadeguato, la natura ultima dell’Ikebana, ben inteso che ne abbia, ci sfugge…

Nelle lezioni si apprende gradualmente la tecnica per comporre in modo armonico, dalle piccole forme più semplici ai paesaggi su vasi dalle grandi dimensioni.

Si utilizzano speciali supporti chiamati Kenzan, delle basi metalliche con punte, che si riutilizzano e durano anni, evitando spugne sintetiche usa e getta.

 

 

Tempo e Ikebana

Un tratto invariabile dell’estetica giapponese consiste nella rapidità e nella sicurezza dell’esecuzione, che implica da un lato un’insuperata padronanza tecnica, e dall’altro un lungo tempo di meditazione davanti all’opera da realizzare. 

Si impara a rispettare con la stessa cura ciò che sta dentro al vaso oltre a quello che viene mostrato, le parti visibili e quelle che non sono. 

 

 

 

Giovanni Marziali

Master di 3° livello di Ikebana, studia e pratica da oltre 15 anni.

Allievo della scuola Ohara di Bergamo e Milano, ha seguito corsi di approfondimento con il Maestro Renè Mutti a Zurigo e seminari intesivi in Francia con la Maestra Annik Gendrot, due tra i massimi esponenti di quest’Arte in Europa.

Nel 2021 ha fondato il Laboratorio di Ikebana a Lallio, dove si tengono regolarmente lezioni e seminari.

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